giovedì 8 giugno 2017

IL DECALOGO D'ORO: COME COMPORTARSI CON L'EXPAT IN VACANZA

Affettuoso decalogo per parenti e amici alle prese con l'espatriato che torna in vacanza.


Ho scritto questo articolo per il sito Expatclic.com alcuni anni fa e lo trovo ancora attuale in periodo di ferie estive... ve lo ripropongo qui sul blog e aspetto di leggere le vostre opinioni nei commenti!

La chiamiamo “vacanza”, ma in realtà il periodo che l'espatriato trascorre in patria nel periodo estivo è disseminato di impegni di vario genere.

La casa, rimasta chiusa per mesi, ha bisogno di piccole manutenzioni: e allora chiama l'idraulico per quel rubinetto che perde, l'elettricista per il citofono che funziona male, il termotecnico per controllare i fumi della caldaia.Per non parlare di bollette arretrate, dichiarazione dei redditi, i documenti e le trafile burocratiche. C'è sempre qualche nuovo adempimento da ottemperare sotto il sole italiano!

E poi ci sono nonni, zii, parenti vari: pranzi, cene e incontri per ovviare al tempo perduto e cercare di godere più possibile delle reciproca compagnia.
Ultimi, ma non ultimi, i preziosi amici. Quelli che ti sono stati vicino negli anni, quelli che erano a scuola con te o i tuoi ex colleghi. Persone preziose e insostituibili che spesso ti sono mancate e che non vedi l'ora di rivedere.

Ma... c'è sempre un ma nella storia, vero? E anche in questo caso, il ma dell'espatriato è che, preso com'è dai vari impegni e incontri, rischia davvero di non riuscire a fare nemmeno un giorno di mare o una passeggiata nei campi. Insomma, di ferie nemmeno l'ombra.

Allora ho pensato, perché non stilare un decalogo? Una piccola guida che aiuti i conoscenti tutti a comprendere meglio questo personaggio, ormai quasi sconosciuto, che è l'amico che vive all'estero?
Ecco dunque le mie perle di saggezza:

 1) Non fate improvvisate della serie: “Passavo di qua e ho visto la macchina/la luce accesa, allora ho pensato: perché non salire?” In altre circostanze potrebbe fare molto piacere, ma se ad avere questa splendida idea sono in venti persone, fate i conti voi... telefonategli e mettetevi d'accordo per un momento in cui è libero e senza impegni.

 2) Non arrabbiatevi se scoprite che è qua già da un mese e non vi ha ancora telefonato. Come ho già detto, non fa solo vacanza. E non deve chiamare solo voi ma ha una lista immensa.

 3) Comprategli un regalino. Non servono grandi cose, basta il pensiero. Perché, sappiatelo, l'expat passa il mese prima del rimpatrio a scorrazzare per negozi e negozietti in cerca di gadget e souvenir da portare a tutti, ma non è detto che tocchi solo a lui perché vive all'estero.

 4) Organizzate una cena a casa vostra con tutti i vecchi amici. Gli risolverete due problemi: non dovrà stare a pulire per giorni una casa rimasta chiusa per mesi (sempre se la casa ce l'ha ancora disponibile) e vedrà tutti gli amici in un colpo solo!

 5) Non offendetevi se, per qualche imperscrutabile motivo, non riuscirete a vedervi. Sarà per la prossima volta!

 6) E se riusciste voi a organizzare un viaggio per andare a trovarlo? Potrebbe mostrarvi tutti i luoghi che per lui sono diventati una seconda casa.

 7) Evitate proposte del tipo: “Ti ricordi di Tizia, l'amica del fidanzato di mia sorella ai tempi delle superiori? Le ho detto che vivi all'estero e vorrebbe tanto vederti”. Il tempo è prezioso e l'espatriato deve per forza scremare se vuole vedere chi per lui conta davvero. E poi, non fatelo sentire un fenomeno da baraccone.

 8) Non ditegli: “Il giorno prima di partire mi chiami per un saluto?” non sarete gli unici ad avere questa splendida idea e lui/lei non ha, davvero, nessuna voglia di trascorrere il giorno prima della partenza al telefono a dire arrivederci. Primo, perché gli viene un magone galattico. Secondo, perché spende un sacco di soldi in telefonate.

 9) Non denigrate il suo paese ospitante, anche se è un posto dove voi non mettereste piede nemmeno per uno scalo tecnico. Dopotutto è il posto in cui vive e gli piace (o cerca di farselo piacere). 

 10) Quando è via, scrivetegli una mail ogni tanto. 




giovedì 25 maggio 2017

ITALIAN MOOD

Come ogni anno si avvicinano le vacanze estive in Italia. E come ogni anno, inspiegabilmente, non ho nessuna voglia di partire.


Ah l'Italia… cieli puliti, ottimo cibo, vino a fiumi, grigliate e chiacchiere! Per non parlare della vicinanza dei parenti ed amici, quelli coi quali in questi mesi si riusciva a comunicare solo con spezzettate chiamate skype, messaggini, qualche email. Quando arriva il momento di pensare alle vacanze estive in madrepatria, chi non si lancerebbe come un fulmine ad acquistare i biglietti?

Eppure a me non succede.

Non fraintendetemi, non è che non abbia voglia di trascorrere del tempo con i miei più cari affetti in Italia, godermi un po’ la mia casa, guidare la macchina, andare finalmente a fare la spesa in uno splendido, fornitissimo e (per i miei attuali standard) semideserto supermercato italiano. Ma ci sono talmente tante faccende che si insinuano tra me e la mia goduriosa felicità nel calcare il suolo della madrepatria, che mi passa la voglia.

Non so… bazzecole come trascorrere più di un mese 24/7 da sola coi bambini. Il Papi Viaggiante purtroppo quest’estate non viene e i parenti, sì ci sono, ma conducono la vita sempre di corsa alla quale anche io ero abituata in Italia, quella che non ti lascia nemmeno il tempo di bere un caffè con calma, con che cuore chiedere più di quello che già fanno? 

Un mese senza ayi… si ne ho già parlato… è vergognoso lo so… ma sono talmente abituata ad avere per casa questo angelo del focolare che mi aiuta ogni mattina, da non riuscire a pensare di doverci rinunciare per un tempo così lungo. 

Un mese senza asilo nido… proprio ora che mi sono abituata ad avere ADDIRITTURA tre ore della mia giornata libere da dedicare ai miei progetti letterari. 

Il viaggio aereo… lungo, costoso (siamo in tanti e questo comincia a pesare sul budget), che dovrò trascorrere EROICAMENTE da sola con tre bambini dagli otto anni in giù (di cui uno sotto i due, quindi ancora sprovvisto di sedile proprio). Il solo pensiero mi fa venir voglia di restare a crogiolarmi nella noia e nel caldo della umidiccia Suzhou estiva.

Già… non c’è alternativa, a Suzhou in estate non si può restare. Quindi? Quindi inizio già ora a prepararmi psicologicamente, ad auto-farmi il lavaggio del cervello. Mi concentro giorno dopo giorno a rievocare con il pensiero tutte le cose splendide che mi attendono in Italia (e ce ne sono a bizzeffe!). Inizio a pensare a quali amici devo già contattare per fissare un appuntamento… una giornata insieme o una serata fuori (figli permettendo, ovviamente!).

A cosa cucinerò… sì perché sembra banale ma dopo cinque anni di Cina il mio modo di stare ai fornelli è cambiato tantissimo e mi devo proprio SFORZARE di pensare all’italiana quando metto insieme pranzo e cena. Non mi trovo più con le pentole, che trovo troppo basse per i mei gusti (la verdura saltata si cucina nel wok!), odio quel fornello debole debole (qua in Cina ci sono solo due fuochi sulle cucine, ma potentissimi. All’inizio bruciavo tutto ma ora che salto le verdure alla cinese ho capito come si usano). Verdura croccante contro papponi cucinati per ore (che una volta, per inteso, mi piacevano tantissimo). Tutta la scelta di cibi che qui non cucino mai, come il pesce ad esempio: lo mangeranno i miei figli il pesce fresco e buono? O sono abituati a quei terribili filetti surgelati che compro per disperazione? E il piccolino, che all’asilo si straffoga di riso cinese e jiaozi (ravioli al vapore), apprezzerà la dieta mediterranea? O farà restare di sasso la nonna, rifiutando sdegnoso le tagliatelle col sugo di carne?

Sì per me è un processo laborioso: lasciare la routine cinese, coi suoi pregi (tanti) e difetti (tanti) e rientrare mentalmente nell'Italian mood.

Inizio a coinvolgere i bambini in questo mio processo di riavvicinamento psicologico all’Italia: inizio a chiedere “Vi ricordate di…” o a rievocare luoghi e sapori. Inizio a dire “Eh ma le ciliegie del campo degli zii…” oppure “Quando saremo in Italia andremo a fare la spesa dal contadino!” 
Loro partecipano al mio gioco, guardandomi a volte stranamente. Per loro sembra sempre tutto così naturale…


Se il processo di auto convincimento funzionerà, tra un mesetto non starò nella pelle e non vedrò l’ora di salire su quell’aereo (anche se mi aspetta l’Odissea). E se non funziona?… beh per ora non è mai successo!

giovedì 11 maggio 2017

IL RITORNO DI LUCINA

Cara Antonella, che storia la nostra! Da vicendevolmente amiche bloggers sparse per il mondo, ad amiche "di giardinetti" nel nostro comune compound qui a Suzhou, a special guest del tuo blog oggi!



Questa nostra strana amicizia comincia già dal 2012 quando mi deliziavo a scrivere le mie impressioni di una Cina di periferia (Wuxi) mentre tu ancora eri in Italia, nutrendo però probabilmente già una strana voglia di avventura (che spero di aver contribuito in parte ad incrementare).


Poi il nostro incontro in carne (tanta da parte mia) e ossa e la scoperta di avere addirittura i nostri ultimi due piccini (il tuo terzo e il mio quarto, ebbene sì siamo due super mamme) che hanno una sola settimana di differenza. Ora probabilmente sono là che razzolano insieme nel loro asilo cinese urlando "BU YAO 不要" (non voglio) oppure "SHI WO DE 是我的" (è mio) o altre amenità in cinese, sgranocchiando lecca lecca, alghe o caramelle di carne e sfoggiando le loro capigliature da "Trumpino" e "Adolfino".



Adolfino


Trumpino


Devo ringraziarti cara amica per avermi regalato di nuovo la semplicità delle chiacchiere all'uscita di scuola (quanto mi mancavano) e avermi dato l'esempio della tua costanza con la quale non solo ti sei dedicata per anni al tuo blog (oltre a figli/ colazioni, pranzi, cene da preparare/ ecc ecc) ma grazie alla quale, sfuggendo alla vita da "desperate TaiTai" propria di molte di noi comuni mortali, sei riuscita anche a scrivere "popodimenoche" un libro su noi expat!

Grazie a ciò ho deciso di riprendere il mio blog abbandonato tristemente ben cinque anni fa e di rimettere al centro qualcosa che sia solo mio e continui a procurarmi piacere! E pure bilingue che, come mi hai insegnato tu, perché non buttarsi?

Anche se dopo tanti anni forse non ci stupiamo più molto di fronte a signore in piagiamone imbottito, a calzette color carne e agli scracchi di signorine insospettabili in tacchetto, sono sicura che abbiamo ancora molto da dire entrambe su questo strano Paese che continua benevolo ad ospitarci ancora.

giovedì 30 marzo 2017

ALTRI PIANETI

Oggi vi propongo la lettura di un racconto che ho scritto tempo fa e che era stato inserito nella raccolta "Riflessi di viaggio" pubblicata da Expatclic.



ALTRI PIANETI

“La grande nave stellare attraccò alla base Delta. Si sarebbero fermati lì per qualche giorno e poi avrebbero proseguito per il pianeta Abus. Alira prese per mano suo figlio e si lasciò guidare dalla folla verso l'uscita. Da quando suo marito aveva iniziato la carriera di ambasciatore terrestre, la sua vita era stata un continuo spostarsi. Aveva vissuto due anni a Nomi, poi era scoppiata la guerra e si erano trasferiti in fretta su Pegasi, dove gli inverni non avevano mai fine. Quello era stato un periodo duro per lei: gli abitanti di Pegasi erano alieni duri, abituati a vivere tra i ghiacci e non era facile stabilire dei contatti amichevoli. Passava le sue giornate davanti al caminetto, chiusa nella sede dell'ambasciata e le uniche amiche erano le mogli degli altri diplomatici. Una era originaria di Radian, aliena altissima e con la pelle verde, amava molto bere e mangiare. L'altra era una minuta ragazza proveniente dall'avamposto di Bootes, mezza terrestre e mezza aliena, dolcissima e paziente. Le difficoltà avevano cementato il loro rapporto ed anche ora, ad anni di distanza, si tenevano in contatto. Tutte loro avevano cambiato casa svariate volte ed avevano avuto dei figli. Era proprio quando Alira aveva scoperto di essere in attesa di Jay che il marito aveva deciso di chiedere un trasferimento. Erano approdati su HD3500, un pianeta rigoglioso e caldo, un paradiso dopo gli anni gelidi su Pegasi. Gli anni più belli della sua vita: facevano colazione sulla terrazza, mangiando frutta ed osservando i variopinti uccelli che cinguettavano. Il piccolo Jay sguazzava nella piscinetta e il tiepido sole gli abbronzava la pelle chiara.
Ma la vita di chi ha scelto di rappresentare la Terra nei pianeti alieni non può essere stanziale e così, quando Jay aveva compiuto quattro anni, gli spostamenti erano ricominciati.
Alira era abituata a cambiare casa, a cambiare amici, a salutare con le lacrime agli occhi gli affetti da poco consolidati. Ma nonostante questo ogni trasferimento le lasciava nel cuore una nuova amarezza, una più profonda malinconia.”


Paola posò la penna e lasciò che il suo sguardo vagasse oltre i vetri della finestra: si chiese che cosa poteva avere in comune la sua nuova avventura di espatriata in Cina con la vita errabonda della protagonista del suo racconto. Bè... la Cina non era un altro pianeta. O forse sì?
E poi per lei era la prima volta: non aveva mai vissuto all'estero prima d'ora. Una grossa occasione: ecco! Così vedeva la sua nuova vita in Cina. Aveva lasciato un lavoro che da molto tempo la rendeva infelice e una quotidianità che ormai non le dava più soddisfazioni per approdare in un contesto totalmente nuovo ed elettrizzante: la possibilità di ricominciare, di dedicarsi alle attività che da sempre sognava di coltivare ma che, assorbita com'era dalla vita di ogni giorno, aveva finito per relegare in un minuscolo angolino. Scrivere, fare fotografie, disegnare: era questo che voleva fare, ora! La vita delle donne che seguono i mariti all'estero è totalmente diversa da quella condotta nella madrepatria: tempo libero, molto tempo libero! Ma non tutte le nuove amiche che aveva conosciuto negli ultimi mesi trovavano la cosa piacevole: alcune avevano lasciato alle spalle una vita soddisfacente, una carriera avviata. Ed avevano deciso di abbandonare tutto, per tenere unita la famiglia. E per loro la vita da espatriate a volte era difficile. Alcune non vedevano l'ora di tornare in madrepatria.
Paola era affascinata dal diverso approccio che le donne avevano verso l'espatrio: davvero non ce n'era una che lo vedesse, e vivesse, in maniera uguale all'altra!
Rimise le mani sulla tastiera:


“Alira prese possesso della sua cuccetta e sistemò le sue poche cose, mentre Jay tirava fuori i suoi giocattoli del cuore. Durante la sua vita errabonda si era abituata ad utilizzare pochi oggetti e a non affezionarsi alle cose materiali: ad ogni trasferimento doveva lasciarsi indietro praticamente tutto ed ogni volta era una sofferenza. Aveva così imparato a vivere in un'essenzialità quasi monacale. L'unica cosa che non voleva fare era centellinare il piacere e l'affetto che possono dare i rapporti con gli amici: in ogni posto dove aveva vissuto ne aveva conosciuti molti e, sebbene poi le loro vite si fossero separate, conservava nel cuore il tiepido piacere dei momenti vissuti insieme.
Alle volte non era facile essere una terrestre che viaggia nella galassia: spesso gli abitanti della Terra non erano visti di buon occhio. Firifani e bilioniani li evitavano, i pieloniani li disprezzavano e i rutioniani li consideravano degli sciocchi e cercavano sempre di fregarli. Alira alle volte rideva tra se' e se', pensando a quello che aveva letto nei libri di scuola: un tempo, centinaia di anni fa, tra le diverse razze della Terra c'era una sorta di diffidenza che alle volte sconfinava nell'odio. Curioso, pensava lei, visto che tutto sommato non c'erano grosse differenze di forma e colore. Ora invece, essendo i terrestri erranti davvero pochi, se capitava di incontrarne uno (di qualsiasi colore o razza) il senso di appartenenza era fortissimo e si faceva subito gruppo.
La Terra era entrata nella comunità aliena appena da un centinaio d'anni ed aveva ancora molta strada da fare!”


Di nuovo Paola si lasciò distrarre dai pensieri che, come variopinte farfalle, le attraversavano la mente, spostando la sua attenzione dal racconto che stava scrivendo.
La vita all'estero l'aveva costretta a superare i propri limiti, a fare cose che mai avrebbe pensato, ad essere coraggiosa e determinata. Affrontare e risolvere mille piccole o grandi questioni, la cui soluzione a volte pareva lontanissima a causa dello scoglio linguistico o culturale. In Cina anche chiamare un idraulico poteva essere un'impresa titanica. Figurarsi andare negli uffici per ottenere il visto! E poi lei era sempre stata una donna ansiosa: anche il più piccolo ostacolo la gettava nell'agitazione. Quanto aveva dovuto imparare, in questi mesi! Si era buttata a forza oltre il confortevole confine delle cose conosciute e aveva dovuto affrontare l'ignoto. Ora si sentiva forte. E, quando le capitava di telefonare o di scrivere ai suoi vecchi amici italiani rimasti in patria, alle volte restava perplessa di fronte al loro timore di affrontare anche le più piccole cose della vita quotidiana. Suo malgrado, Paola aveva fatto un passo oltre, tornare indietro le era impossibile.
Si costrinse a tornare al suo lavoro.


“Alira pensò che non era una vita facile, la sua. Ma tutto sommato le piaceva e per nulla al mondo sarebbe tornata a vivere in pianta stabile sulla Terra. Amava conoscere la sterminata diversità delle galassie, le diverse culture dei popoli alieni, le diverse forme dei loro corpi. La Terra era un pianeta davvero piccolo e i suoi abitanti, purtroppo, avevano ancora molto da imparare in quanto ad elevazione spirituale. E, sebbene ci fossero ancora dei bellissimi paesaggi sul pianeta verde, Alira non avrebbe più sopportato una vita stanziale tra i terrestri, la maggior parte dei quali non avevano mai viaggiato su una nave stellare e non conoscevano nemmeno una lingua aliena. Anzi, spesso sparavano giudizi superficiali, dettati dall'ignoranza. E questo lei davvero non lo sopportava.
Il pianeta Abus, sua prossima meta, era invece considerato uno dei migliori posti dove vivere: la natura era stata conservata sana, l'economia era fiorente e la spiritualità della popolazione era elevata. Su Abus vivevano due ceppi completamente diversi: i rutoniani (altissimi, dalla pelle verde e gli enormi occhi sulla sommità del capo, i piedi enormi ed una piccola codina) e i pilioniani (più bassi, tozzi, dalla pelle azzurrina e con delle enormi orecchie a sventola). Le due popolazioni convivevano pacificamente da sempre, ognuna occupandosi di diversi settori della vita: i rutoniani erano sacerdoti e guerrieri, i pilioniani contadini e maestri nelle arti e mestieri.
Alira era davvero contenta di approdare su Abus. Ripensò alle difficoltà vissute durante i suoi viaggi ed i suoi soggiorni: come quella volta che si era ciecamente fidata del servitore sufoniano, su Nomi, considerandolo come uno di famiglia. E lui l'aveva tradita e quasi venduta ai ribelli delle montagne.
Oppure quella volta che aveva dovuto chiudersi in casa per mesi, su Pegasi, perché aveva cominciato a piovere acido. Rise pensando ad una sua amica d'infanzia, che le scriveva disperata perché avevano chiuso per lavori la via di fronte a casa e, per andare a fare la spesa, doveva fare il giro del paese. Diverse prospettive!
Chiamò Jay, che era assorto a giocare con le carte elettroniche, e si diresse alla mensa per mangiare un boccone. I corridoi della base Delta erano affollati di alieni provenienti dai più diversi settori dell'universo. Sì, era quella era la vita che le piaceva, che la elettrizzava!
Sedettero ad un tavolino e ordinarono un pasto leggero. Mentre mangiava, notò in lontananza un alieno che la fissava. Non riusciva a capire bene di quale pianeta fosse: la sua pelle era scura e leggermente squamata, ma per il resto assomigliava molto a un terrestre. Probabilmente era un
misto. La cosa la incuriosì: non erano molti i terrestri che si univano con alieni. Cercò di distogliere lo sguardo e continuare a mangiare, ma non poteva fare a meno di ricambiare quelle occhiate. Si sentì arrossire: non le era mai capitato prima d'ora di provare attrazione verso un uomo che non fosse suo marito, e per giunta mezzo alieno!”
Paola diede un'occhiata all'orologio: quasi le tre! Fra mezz'ora sarebbe dovuta scendere in strada ad aspettare lo scuolabus che riportava a casa i suoi figli. Spense il computer: avrebbe continuato la mattina dopo il racconto, si sarebbe fatta venire un'idea su Alira ed il misterioso ed intrigante alieno.
Prese la borsa ed uscì nell'afa piovosa di giugno. Alla fermata dello scuolabus già attendevano mamme di varie nazionalità. Paola sorrise e ripensò ai personaggi della sua storia: variegato popolo che va e viene, amicizie che nascono e altre che finiscono, addii e arrivederci. Si sarebbe adattata anche lei, come la protagonista del suo racconto, a quel clima di imprevedibilità ed incertezza? Forse alle volte sarebbe stato difficile. Ma, Paola ne era sicura, l'occasione di vivere all'estero era stata una delle più grosse opportunità che la vita le avesse dato.














mercoledì 8 febbraio 2017

ESPATRIO E QUALITA’ DI VITA

L’espatrio in Cina è stato per ora la mia prima e unica esperienza all’estero. Ma parlando con donne che vivono altrove, mi sono fatta un’idea abbastanza precisa delle caratteristiche che, secondo me, deve avere una destinazione per essere considerata “perfetta”.



No, scherzo ovviamente: il luogo perfetto non esiste! Ma esisto luoghi difficili e luoghi facili. Luoghi nei quali tutto sembra semplice, dal fare la spesa a conoscere gente nuova, e luoghi dove invece anche comprare un litro di latte sembra un’impresa titanica. Luoghi dove per andare in centro città si deve stare un’ora in metropolitana ed altri dove giri in bicicletta. Luoghi che all’apparenza sembrano idilliaci, ma che in realtà nascondono insidie. E luoghi considerati da tutti poco interessanti, dove però si vive benissimo.

Ho parlato con varie donne in questi anni, ho sentito le loro storie e le loro idee. Ho letto i loro blog, ho partecipato a gruppi Facebook e seguito con interesse le discussioni. E mi sono fatta una personale opinione di cosa deve garantire una destinazione per essere appetibile alla famiglia (caratteristiche che non necessariamente si adattano a chi espatria da single o senza figli).

Dando per scontato che spesso non si sceglie dove spostarsi, perché bisogna seguire il lavoro, vi presento comunque la mia lista:


  • Innanzitutto dev’essere un posto sicuro. Una donna deve poter uscire da sola o coi bambini senza temere male alcuno.
  • Deve esserci una comunità locale, internazionale o di connazionali aperta e nell’ambito della quale è facile creare legami e fare amicizia.
  • Devono esistere nelle vicinanze negozi dove potersi procurare generi di prima necessità, possibilmente anche importati e che non costino follie (possiamo noi italiani resistere a lungo senza spaghetti e salsa?)
  • Deve dare la possibilità ai membri della famiglia di non doversi alzare ad ore improponibili per andare a scuola o al lavoro e di non essere costretti a passare secoli nel traffico per raggiungere un punto o l’altro della città.
  • Deve garantire facilità negli spostamenti (possibilità di guidare, mezzi pubblici funzionanti o taxi numerosi e a buon prezzo)
  • Deve assicurare un ambiente pulito, sano e nel quale è facile trovare svaghi per la famiglia.

venerdì 27 gennaio 2017

ESPATRIO: INFORMAZIONI UTILI

Decidere di trasferire la propria famiglia all’estero non è una scelta che si fa su due piedi, senza ponderarla attentamente. Quando è toccata a me, ho trovato molto utili alcune risorse su internet e voglio condividerle con voi.


Quando arriva la proposta per un lavoro all’estero, che sia esso temporaneo o a tempo indeterminato, ci si pone mille domande e ci si fa assalire da altrettanti dubbi, soprattutto se a spostarsi è tutta la famiglia. Mi troverò bene? Cosa mi devo aspettare? Come sono le scuole? E la gente è amichevole? Domande lecite alle quali è bene cercare di trovare una risposta prima della partenza.

Se mi chiedono qual è il consiglio che do a chi vuole spostarsi, rispondo sempre che per me è basilare creare delle connessioni prima della partenza: nel mio caso sono stati molto utili i siti dedicati all’espatrio e i blog personali di espatriate in Cina.

Al giorno d’oggi è facile digitare sulla barra di Google e trovare blog, associazioni di espatriati, articoli e post sul luogo dove intendiamo trasferirci. Inoltre, per chi frequenta Facebook, esistono molti gruppi dedicati agli expat. Digitate e non abbiate timore di contattare, chiedere, creare una rete: una volta arrivati in loco, avere già qualcuno di conosciuto che ci può introdurre alla comunità o dare le dritte per negozi, scuole e trasporti può fare la differenza.

Personalmente, ho trovato molto utili questi siti:

Sull’espatrio in generale:

EXPAT.COM - portale nato nel 2005 col nome di Expatblog, negli anni si è evoluto, ha cambiato nome ed è diventato una delle più ampie reti di supporto online dedicata agli espatriati, con più di 1.500.000 iscritti e un sito dove si possono trovare forum di discussione molto attivi (anche divisi per area di residenza), guide all’espatrio, interviste e la lista dei blog scritti dagli expat, molto utile quindi se si vogliono contattare persone che vivono nello stesso paese di futura residenza. C’è anche una sezione dedicata agli eventi dove gli utenti possono caricare autonomamente informazioni relative a ritrovi, feste, manifestazioni. 

EXPATCLIC.COM associazione non profit che gestisce l’omonimo portale nato nel 2004 con l’intento di aiutare le donne  espatriate di tutto il mondo prima, durante e dopo il trasferimento. Promuove il rispetto per le differenti culture, il supporto reciproco, la condivisione e la comunicazione online (esiste anche un gruppo Facebook molto attivo). Sul sito si possono trovare moltissimi articoli sulla vita all’estero e la testimonianza di donne expat di tutto il mondo. E’ su questo sito che ho scritto il racconto della mia gravidanza in Cina (potete trovare una sezione dedicata alla gravidanza e al parto e alla sanità nei vari paesi del mondo).

Specifici sulla Cina:

CHINAEXPAT.COM Sito pubblicato da Asia briefing Ltd dal 2001, vi si possono trovare molti articoli sulla Cina. Ma la cosa più interessante del sito, secondo me, è la lista delle città cinesi e le informazioni relative (con tanto di link) su scuola, sanità, divertimenti, organismi istituzionali.

SAPOREDICINA.COM Articoli su viaggi, cultura e società cinesi, interviste ad italiani residenti in Cina, utilissime ed approfondite informazioni su visti e lavoro. Scritto con ironia, simpatia e mai noioso!

Se volete cercare informazioni e leggere storie ed interviste ad espatriati italiani nel mondo, consiglio inoltre questi siti: mollotutto.info, italianiovunque.com, donnecheemigranoallestero.com, voglioviverecosì.com.

E naturalmente, se pianificate di trasferirvi in Cina con la famiglia, potete contattare me alla mail del sito o alla pagina Facebook: se posso dare informazioni, ne sono felice! 


mercoledì 18 gennaio 2017

INVERNO VEGANO

Gennaio e febbraio sono due mesi, climaticamente parlando, nei quali il clima a Suzhou è decisamente ostile: l’umidità e la costante nebbiolina invitano a restare chiusi in casa, e allora che si fa?


Gennaio e febbraio: i due temibili mesi dell’inverno Suzhouese. Non so perché, ma quando ero in procinto di trasferirmi qui mi ero illusa che l’inverno, in questa parte del mondo, non fosse duro e gelido come dalle mie parti in Italia. In realtà qui soffro il freddo molto di più! Sebbene le temperature non siano mai estremamente basse, l’umidità dell’aria è tale che fa penetrare il freddo attraverso gli strati di vestiti, fin dentro le ossa!

E poi le case sono dei cubi di cemento con un’isolamento termico inesistente, gli infissi fanno sembrare la più leggera brezza un vento siberiano e il condizionamento ad aria funziona solo quando è acceso, lasciando la casa inesorabilmente ghiacciata appena dopo pochi minuti dal suo spegnimento.

L’inverno è purtroppo la stagione dell’inquinamento: settimane intere di grigiore e nebbia che farebbero intristire il più ottimista e solare degli esseri umani (non per nulla è stato proprio in inverno che ho avuto la mia prima crisi cinese).

Che fare allora per difendersi, per trascorrere al meglio un periodo cotanto ostile? Io personalmente passo molto tempo in casa e mi vien voglia di cucinare. Complici le recenti scorte natalizie appena portate dall’Italia, la fantasia in cucina vola alto e (figli permettendo) mi dedico alla sperimentazione.

E’ curioso, ma quando sono in Cina riesco a fare da mangiare in maniera più sana e naturale, forse perché manca tutta la scelta di formaggi e salumi che c’è in Italia, o forse perché mi illudo, almeno con il cibo, di proteggere il fisico dai danni che l’inquinamento può causargli. Qui in Cina abbondo in vegetali, ortaggi, cereali e legumi. La scelta è molto vasta e comprende cibi mai visti in Italia: chi ha mai sentito parlare, ad esempio, del cereale “lacrime di Giobbe” (o coix)? Beh qui in Cina esiste, e ci sono anche diversi tipi di miglio, riso (ovviamente), grano saraceno e sorgo. Ci sono i fagioli azuki rossi, quelli verdi, neri e la soia gialla. E ci sono tantissime verdure mai viste prima che chiedono solo di essere acquistate e provate!

Con un banchetto della verdura così... come si fa a resistere?

Ammetto che mi sono lasciata tentare dalla deriva vegana e salutista, ho perfino comprato la spirulina, un tipo di micro alga che si può sciogliere nell’acqua e bere: fa schifo e sa di pozza di mare marcia ma vuoi mettere? Dicono che fa benissimo!!!

Ma quello che mi piace di più sperimentare è una sorta di cucina italo-asiatica nella quale cerco di riprodurre in casa i gusti e sapori provati al ristorante (con risultati altalenanti).

Una zuppetta calda in una giornata umida e grigia risolleva l'animo!


E poi, da un giorno all’altro l’inverno finirà e arriverà la primavera! Anche a Suzhou il cielo sarà azzurro e i ciliegi saranno in fiore. Ricominceremo a fermarci al parco a giocare e nessuno avrà più voglia di mangiare zuppette. 

lunedì 9 gennaio 2017

LA DURA VITA DELL'ARTISTA

E così anche le vacanze di Natale sono passate. Quest’anno, oltre alla novità della scuola italiana, ho approfittato del tempo in Italia per fare promozione a “Prezzemolo & cilantro”.



Ed eccomi peregrinare con il mio scatolone di libri da vendere, da un posto all’altro, nella speranza di una partecipazione in più, di una vendita in più. Ho scritto un libro di nicchia, e si nota. Ho scelto l’autopubblicazione, e si vede. Nell’Italia dove, secondo l’Istat, il 60% della popolazione dichiara di non leggere nemmeno un libro all’anno, la fatica di vender libri è notevole.

Ho avuto l’onore di essere stata ospitata dal mio comune, mi ha presentato nientepopodimeno che il sindaco! E’ un comune piccolo, ma la soddisfazione di poter raccontare del mio libro e della mia esperienza proprio nel luogo che mi ha vista partire è stata incomparabile. Ma nonostante la pubblicità sul giornale, la sala era tutt’altro che piena. Dura la vita dell’artista!

Poi sono stata ospite ad una serata organizzata dalla mia agenzia viaggi: si è parlato di Cina e di come viaggiare in questo paese, di cosa vedere e cosa fare. Una serata molto piacevole ma chi è venuto era più interessato ai viaggi che non ai libri. Dura la vita dell’artista!

Una presentazione a Trieste ho dovuto cancellarla a causa di influenza intestinale di tutta la figliolanza (e anche della Supernonna che avrebbe dovuto occuparsi della suddetta). Ogni lasciata è persa, dicono. Dura la vita dell’artista!

L’ultima presentazione è arrivata per caso, invitata da un amico che gestisce un locale. E si è risolta in una bicchierata tra parenti stretti. Dura la vita dell’artista!

Ho speso ben nove euro per una campagna Facebook che mi ha fatto vendere la cifra stratosferica di due copie (e che quindi non mi sono nemmeno ripagata). Ho pubblicizzato su Wechat, chiesto recensioni a parenti e amici, postato cercando di non rompere troppo i maroni (se non ci sono riuscita, scusatemi!). Insomma mi chiedo se questa promozione fai da te è stata davvero così brillante come mi illudevo fosse! Dura la vita dell’artista!

Ma nello stesso tempo ho avuto l’immensa gioia di conoscere, tramite il libro, una ragazza che ha letto il romanzo e mi ha scritto per complimentarsi, che vive nella mia stessa regione ed è venuta a vedermi ad una presentazione! (se ti riconosci, ti ringrazio ancora per essere venuta!).

Ho avuto la piacevole sorpresa di leggere una recensione spontanea sul web, di chi mi ha trovato per caso ed ha scritto parole bellissime sulla storia che ho pubblicato, quasi commuovendomi! 

E molte altre soddisfazioni sulle quali non vi tedio. Ma se non avessi scritto il libro, se non avessi osato e se non ci avessi messo la faccia, non le avrei avute!

Ora un nuovo anno inizia e metto momentaneamente un punto su questa promozione durata mesi. Come forse avrete letto sul blog e sulla mia pagina Facebook, la nuova sfida sarà la pubblicazione in inglese (così avrò modo di rompere i maroni anche al pubblico internazionale!).

E, naturalmente, ho in testa il secondo libro (sì, ci sarà il seguito della storia di Emma, per chi se lo stesse chiedendo!!!) e tutta l’intenzione di trovare il tempo per scriverlo. Non demordo. Vado avanti imperterrita. Il successo è il frutto di innumerevoli fallimenti, dicono. E allora, diamoci dentro! Auguri a tutti per un 2017 carico di… cosa devo augurare allora? Tanti fallimenti? Ma no, dai! Restiamo sul classico: carico di successi!



LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...