martedì 26 settembre 2017

I BLOG CHE PIU' AMO

In questi anni da blogger non ho solo scritto, ma ho anche avidamente letto. Carrellata sui blog che ho più amato in questi anni da expat.


I blog sono il modo più fresco e immediato per entrare nelle vite delle persone, scoprire i loro sentimenti, gioire delle loro gioie e sentirsi male per le loro difficoltà. I blog informano, divertono, e lo fanno in maniera scanzonata ed informale. Soprattutto nel caso di vita all’estero e viaggi, i blog possono dare un’immagine immediata dei posti, genuina e senza filtri. Insomma i blog ti fanno un po’ essere lì anche se ancora non ci sei, ecco perché prima di partire per la Cina ne ho letti a decine!

Ci sono stati alcuni blog ai quali mi sono particolarmente affezionata e che non ho mai smesso di seguire. Blog che mi hanno fatta ridere, emozionare, commuovere. Blog che mi hanno fatto pensare “Cavolo ha ragione, perché io non ci ho mai pensato?”. Blog arguti, intelligenti, ironici. Alcuni di questi non sono più aggiornati, ma il loro valore resta: dipingono la vita expat e la Cina con un’immediatezza che non passa mai di moda.

Volete vederli insieme a me? Eccoli:

UNA FAMIGLIA IN VIAGGIO Il blog di Donatella è stato il primo che ho scoperto quando ho digitato sulla barra di google “Come si vive in Cina?”. Mi ha dato informazioni preziosissime sulla vita a Suzhou, l’ho letto avidamente, perdendomi nei suoi racconti e chiedendomi come sarebbe stata la mia, di vita in Cina. Donatella è stata disponibilissima, è perfino venuta a trovarmi a casa mia in Italia. Poi, una volta arrivati a Suzhou, mi ha introdotto alla comunità italiana del mio compound. Per questo non smetterò mai di esserle grata e, con il mio blog, vorrei continuare un po’ a dare info e supporto a chi si reca a Suzhou per la prima volta.
La vita l’ha portata a sperimentare nuovi espatrii: Thailandia, Slovacchia. Il blog ha perso un po’ di smalto: dopo ben nove anni di diario forse l’autrice ora è un po’ stanca di condividere la sua vita quotidiana (anche se io non smetto di sperare in una nuova fiammata di entusiasmo!). 
Uno dei post più emblematici è BAD BAD CHINA DAY, nel quale descrive la sua avventura con l’autista: per fargli capire che voleva essere portata all’Ikea gli mostra la scritta sui sacchetti del negozio in questione. E lui la porta… alla fabbrica di sacchetti!

UMAMI - una mamma al glutammato. È il blog di Gio, che ha vissuto a Shanghai dal 2011 al 2017. Umami mi fa scompisciare dalle risate: come riesce a raccontare lei i piccoli (e grandi) ostacoli della vita in Cina non lo sa fare nessuno! Mitico il post VA-VA-VUMA, nel quale descrive i vari tipi di tassisti di Shanghai.  Ora la vita l’ha portata in Messico e lei ha aperto il nuovo blog, dall’eloquente titolo Passami la Tequila. Il mio rimpianto? Di non averla mai contattata per conoscerci di persona!

QUI (NON è) TAIPEI. Anna è una expat seriale: ha iniziato da Taiwan (da cui il titolo originale del blog) per poi passare al Canada, a New York, a Shanghai e ora infine in Israele. Ci siamo conosciute (purtroppo solo virtualmente) durante il suo soggiorno a Shanghai, e sono una sua grande fan! Il suo stile è ironico, disincantato, eppure poetico ed emozionante. Molto commoventi i post nei quali descrive il suo sgomento per dover lasciare nuovamente il posto nel quale ha fatto tanta fatica ad adattarsi, in una girandola emozionale di espatri che pochi riuscirebbero a sostenere.
Grandioso SHIANG-HIGHS E SHIANG-LOWS nel quale descrive gli alti e bassi della vita a Shanghai.

LU-CINA. Altro blog scoperto poco prima della mia partenza per la Cina, che avevo letto con gran divertimento. Poi Lucina, con mio grande disappunto, ha improvvisamente messo di scrivere. L’ho ritrovata su Facebook qualche tempo dopo, scoprendo che pure lei si era trasferita a Suzhou, ma per anni non ci siamo mai incontrate di persona. L’abbiamo fatto (alla buon ora!) dopo il suo imprevisto rientro in Cina, quando ormai pensava di rimpatriare definitivamente in Italia. E, con orgoglio, posso dire di essere stata una delle fautrici del suo rientro sulle scene del web. Questo mi rende felice, perché era un vero peccato che una blogger divertente e fresca come lei avesse smesso di raccontarci le avventure suzhouesi!
Rido ancora a crepapelle quando leggo il post nel quale spiega la scelta dei nickname per i suoi familiari: NOMI.

GATTOSANDRO VIAGGIATORE Non è un blog di espatrio, ma di viaggi. Che c’entra? C’entra perché Ciccola, l’autrice, ha una passione sfrenata per l’Asia ed è stata in Cina ben tre volte, organizzando sempre i suoi spostamenti da sola, viaggiando in treno, alloggiando negli ostelli. Amiche sul web da un paio d’anni, dovevamo incontrarci a Suzhou durante il suo terzo viaggio cinese, ma purtroppo non ce l’abbiamo fatta. Chissà, Simona, prima o poi ci incontreremo di persona? Per ora mi godo i suoi racconti di viaggio, sognando di visitare alcuni degli splendidi posti nei quali ha soggiornato.
Favoloso il post SOLO TU PUOI FARE UN VIAGGIO DEL GENERE E CHIAMARLO VACANZA, nel quale racconta del suo trasferimento notturno di 14 ore in treno, in piedi, tra vecchiette cinesi vestite alla Mao e contadini seduti sui secchi di plastica.

giovedì 21 settembre 2017

ANDIAMO A VIVERE IN CINA? PREPARARSI E' IMPORTANTE!

Cosa può succedere se l'azienda manda il dipendente (e la sua famiglia) in Cina con troppa leggerezza, senza prepararli alla vita che li aspetta?


prepararsi per la cina


Alcuni giorni fa, una normale conversazione a casa mia con mio marito:

- Sai, ho sentito (nome di un amico).
- Ah! Come sta? Come sta sua moglie?
- Eh, insomma. è stata qui due settimane e poi è tornata in Italia, dice che qui a vivere non ci vuole stare.
- Oh! E lui che fa? 
- Ha già detto in ditta che non vuole rinnovare il contratto e a fine anno dovranno sostituirlo. Torna in Italia anche lui.

Vi è mai capitato di sentire una storia simile? Immagino di sì. Perché la Cina non è sempre un paese facile. Bisogna essere in grado di rapportarsi con le differenze di mentalità, di ambiente, di paesaggio. E bisogna sapere come farlo.

E’ per questo motivo che alcune aziende fanno fare dei corsi culturali, non solo ai propri dipendenti, ma anche alle loro mogli e figli: per prepararli a quello che li aspetterà nel paese ospitante. Si chiama “training familiare” e permette a chi partirà di venire a conoscenza di usi e costumi, abitudini e tradizioni diverse dalle nostre e di avere un bagaglio di conoscenze tali da non sentirsi un pesce fuor d’acqua una volta arrivati. 

Purtroppo in questi anni da espatriata ho sentito rari esempi di famiglie italiane alle quali fosse stata data quest’opportunità. Ed è un peccato. Non solo per la famiglia, ma per l’azienda: l’espatriato che decide di recedere anticipatamente dal suo contratto costringe la società per cui lavora ad affrontare costi, perdite di tempo e disagi non da poco. Il fallimento della famiglia expat diventa il fallimento dell’azienda. 

Come sarebbe stata la vostra vita in Cina se prima di arrivare vi avessero spiegato che gli asiatici, quando sono imbarazzati, ridono? Probabilmente vi sareste sentite meno offese di fronte a quella che credevate fosse una risata in faccia e invece era una dimostrazione di costernazione.

O sareste state meno irritate se vi avessero preparato al fatto che in Cina chiunque avrebbe fotografato i vostri figli senza chiedere alcun permesso? 

Sono solo alcuni semplici, banali esempi di come un minimo di preparazione può fare la differenza. Essere preparati alle sfide non solo pratiche, ma emotive del trasferimento. Essere consci che andare a vivere all’estero, al di là della prospettiva eccitante di diventare cittadini del mondo, può comportare stress, difficoltà di adattamento ed inaspettati momenti di sconforto.

Le aziende dovrebbero rendersi conto che, nell’incarico all’estero, non è solo il manager più dotato professionalmente che vince, ma quello che riesce ad avere il supporto di una famiglia serena. Purtroppo questo basilare sostegno pre-partenza viene spesso a mancare. Che fare allora? Cosa possiamo consigliare ad amiche e mogli di colleghi, in procinto di arrivare in Cina per la prima volta?


Innanzitutto di leggere il più possibile: libri sulla Cina ma anche romanzi, blog di persone che hanno già vissuto in Cina, articoli di magazine online che parlano di cultura cinese. Crearsi una rete di contatti già prima della partenza, contattando le persone via mail o tramite i social, in modo da avere il supporto di qualcuno che già abita in loco e che può dare consigli spiccioli (quale scuola scegliere, dove comprare il cibo, come usare i mezzi). Vedere dei video online sul posto dove si andrà a vivere: permette di capirne almeno in parte l’atmosfera e farsi un idea di come sarà andarci a stare. Contattare le associazioni in loco e chiedere informazioni sull’accoglienza e gli eventi in programma. E prepararsi agli eventuali momenti di sconforto, rendendosi conto che sono normali: riuscire a crearci in fretta un gruppo di amici ci aiuterà a sentirci meno sole, a capire che i sentimenti contrastanti che potremmo provare sono in realtà quelli di tutte.

Questo articolo è comparso originariamente sulla newsletter di ADIS, Associazione Donne Italiane a Shanghai www.assodonneshanghai.org.

giovedì 8 giugno 2017

IL DECALOGO D'ORO: COME COMPORTARSI CON L'EXPAT IN VACANZA

Affettuoso decalogo per parenti e amici alle prese con l'espatriato che torna in vacanza.


Ho scritto questo articolo per il sito Expatclic.com alcuni anni fa e lo trovo ancora attuale in periodo di ferie estive... ve lo ripropongo qui sul blog e aspetto di leggere le vostre opinioni nei commenti!

La chiamiamo “vacanza”, ma in realtà il periodo che l'espatriato trascorre in patria nel periodo estivo è disseminato di impegni di vario genere.

La casa, rimasta chiusa per mesi, ha bisogno di piccole manutenzioni: e allora chiama l'idraulico per quel rubinetto che perde, l'elettricista per il citofono che funziona male, il termotecnico per controllare i fumi della caldaia.Per non parlare di bollette arretrate, dichiarazione dei redditi, i documenti e le trafile burocratiche. C'è sempre qualche nuovo adempimento da ottemperare sotto il sole italiano!

E poi ci sono nonni, zii, parenti vari: pranzi, cene e incontri per ovviare al tempo perduto e cercare di godere più possibile delle reciproca compagnia.
Ultimi, ma non ultimi, i preziosi amici. Quelli che ti sono stati vicino negli anni, quelli che erano a scuola con te o i tuoi ex colleghi. Persone preziose e insostituibili che spesso ti sono mancate e che non vedi l'ora di rivedere.

Ma... c'è sempre un ma nella storia, vero? E anche in questo caso, il ma dell'espatriato è che, preso com'è dai vari impegni e incontri, rischia davvero di non riuscire a fare nemmeno un giorno di mare o una passeggiata nei campi. Insomma, di ferie nemmeno l'ombra.

Allora ho pensato, perché non stilare un decalogo? Una piccola guida che aiuti i conoscenti tutti a comprendere meglio questo personaggio, ormai quasi sconosciuto, che è l'amico che vive all'estero?
Ecco dunque le mie perle di saggezza:

 1) Non fate improvvisate della serie: “Passavo di qua e ho visto la macchina/la luce accesa, allora ho pensato: perché non salire?” In altre circostanze potrebbe fare molto piacere, ma se ad avere questa splendida idea sono in venti persone, fate i conti voi... telefonategli e mettetevi d'accordo per un momento in cui è libero e senza impegni.

 2) Non arrabbiatevi se scoprite che è qua già da un mese e non vi ha ancora telefonato. Come ho già detto, non fa solo vacanza. E non deve chiamare solo voi ma ha una lista immensa.

 3) Comprategli un regalino. Non servono grandi cose, basta il pensiero. Perché, sappiatelo, l'expat passa il mese prima del rimpatrio a scorrazzare per negozi e negozietti in cerca di gadget e souvenir da portare a tutti, ma non è detto che tocchi solo a lui perché vive all'estero.

 4) Organizzate una cena a casa vostra con tutti i vecchi amici. Gli risolverete due problemi: non dovrà stare a pulire per giorni una casa rimasta chiusa per mesi (sempre se la casa ce l'ha ancora disponibile) e vedrà tutti gli amici in un colpo solo!

 5) Non offendetevi se, per qualche imperscrutabile motivo, non riuscirete a vedervi. Sarà per la prossima volta!

 6) E se riusciste voi a organizzare un viaggio per andare a trovarlo? Potrebbe mostrarvi tutti i luoghi che per lui sono diventati una seconda casa.

 7) Evitate proposte del tipo: “Ti ricordi di Tizia, l'amica del fidanzato di mia sorella ai tempi delle superiori? Le ho detto che vivi all'estero e vorrebbe tanto vederti”. Il tempo è prezioso e l'espatriato deve per forza scremare se vuole vedere chi per lui conta davvero. E poi, non fatelo sentire un fenomeno da baraccone.

 8) Non ditegli: “Il giorno prima di partire mi chiami per un saluto?” non sarete gli unici ad avere questa splendida idea e lui/lei non ha, davvero, nessuna voglia di trascorrere il giorno prima della partenza al telefono a dire arrivederci. Primo, perché gli viene un magone galattico. Secondo, perché spende un sacco di soldi in telefonate.

 9) Non denigrate il suo paese ospitante, anche se è un posto dove voi non mettereste piede nemmeno per uno scalo tecnico. Dopotutto è il posto in cui vive e gli piace (o cerca di farselo piacere). 

 10) Quando è via, scrivetegli una mail ogni tanto. 




giovedì 25 maggio 2017

ITALIAN MOOD

Come ogni anno si avvicinano le vacanze estive in Italia. E come ogni anno, inspiegabilmente, non ho nessuna voglia di partire.


Ah l'Italia… cieli puliti, ottimo cibo, vino a fiumi, grigliate e chiacchiere! Per non parlare della vicinanza dei parenti ed amici, quelli coi quali in questi mesi si riusciva a comunicare solo con spezzettate chiamate skype, messaggini, qualche email. Quando arriva il momento di pensare alle vacanze estive in madrepatria, chi non si lancerebbe come un fulmine ad acquistare i biglietti?

Eppure a me non succede.

Non fraintendetemi, non è che non abbia voglia di trascorrere del tempo con i miei più cari affetti in Italia, godermi un po’ la mia casa, guidare la macchina, andare finalmente a fare la spesa in uno splendido, fornitissimo e (per i miei attuali standard) semideserto supermercato italiano. Ma ci sono talmente tante faccende che si insinuano tra me e la mia goduriosa felicità nel calcare il suolo della madrepatria, che mi passa la voglia.

Non so… bazzecole come trascorrere più di un mese 24/7 da sola coi bambini. Il Papi Viaggiante purtroppo quest’estate non viene e i parenti, sì ci sono, ma conducono la vita sempre di corsa alla quale anche io ero abituata in Italia, quella che non ti lascia nemmeno il tempo di bere un caffè con calma, con che cuore chiedere più di quello che già fanno? 

Un mese senza ayi… si ne ho già parlato… è vergognoso lo so… ma sono talmente abituata ad avere per casa questo angelo del focolare che mi aiuta ogni mattina, da non riuscire a pensare di doverci rinunciare per un tempo così lungo. 

Un mese senza asilo nido… proprio ora che mi sono abituata ad avere ADDIRITTURA tre ore della mia giornata libere da dedicare ai miei progetti letterari. 

Il viaggio aereo… lungo, costoso (siamo in tanti e questo comincia a pesare sul budget), che dovrò trascorrere EROICAMENTE da sola con tre bambini dagli otto anni in giù (di cui uno sotto i due, quindi ancora sprovvisto di sedile proprio). Il solo pensiero mi fa venir voglia di restare a crogiolarmi nella noia e nel caldo della umidiccia Suzhou estiva.

Già… non c’è alternativa, a Suzhou in estate non si può restare. Quindi? Quindi inizio già ora a prepararmi psicologicamente, ad auto-farmi il lavaggio del cervello. Mi concentro giorno dopo giorno a rievocare con il pensiero tutte le cose splendide che mi attendono in Italia (e ce ne sono a bizzeffe!). Inizio a pensare a quali amici devo già contattare per fissare un appuntamento… una giornata insieme o una serata fuori (figli permettendo, ovviamente!).

A cosa cucinerò… sì perché sembra banale ma dopo cinque anni di Cina il mio modo di stare ai fornelli è cambiato tantissimo e mi devo proprio SFORZARE di pensare all’italiana quando metto insieme pranzo e cena. Non mi trovo più con le pentole, che trovo troppo basse per i mei gusti (la verdura saltata si cucina nel wok!), odio quel fornello debole debole (qua in Cina ci sono solo due fuochi sulle cucine, ma potentissimi. All’inizio bruciavo tutto ma ora che salto le verdure alla cinese ho capito come si usano). Verdura croccante contro papponi cucinati per ore (che una volta, per inteso, mi piacevano tantissimo). Tutta la scelta di cibi che qui non cucino mai, come il pesce ad esempio: lo mangeranno i miei figli il pesce fresco e buono? O sono abituati a quei terribili filetti surgelati che compro per disperazione? E il piccolino, che all’asilo si straffoga di riso cinese e jiaozi (ravioli al vapore), apprezzerà la dieta mediterranea? O farà restare di sasso la nonna, rifiutando sdegnoso le tagliatelle col sugo di carne?

Sì per me è un processo laborioso: lasciare la routine cinese, coi suoi pregi (tanti) e difetti (tanti) e rientrare mentalmente nell'Italian mood.

Inizio a coinvolgere i bambini in questo mio processo di riavvicinamento psicologico all’Italia: inizio a chiedere “Vi ricordate di…” o a rievocare luoghi e sapori. Inizio a dire “Eh ma le ciliegie del campo degli zii…” oppure “Quando saremo in Italia andremo a fare la spesa dal contadino!” 
Loro partecipano al mio gioco, guardandomi a volte stranamente. Per loro sembra sempre tutto così naturale…


Se il processo di auto convincimento funzionerà, tra un mesetto non starò nella pelle e non vedrò l’ora di salire su quell’aereo (anche se mi aspetta l’Odissea). E se non funziona?… beh per ora non è mai successo!

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