giovedì 7 maggio 2015

VOLERE E' POTERE: INTERVISTA AD ALESSANDRA

Le donne... solitamente sono quelle che “accompagnano” il marito, al quale è stata proposto un contratto all'estero, spesso lasciando in stand by la loro vita professionale fino a data da destinarsi.
Alcune gioiscono di questo periodo da “taitai”, altre sentono fortemente la mancanza di un ruolo e, come dire, si annoiano. Spesso non è facile trovare una soluzione a questo disagio.
È per questo che, quando mi è arrivata una mail da Alessandra, una ragazza italiana approdata da poco a Suzhou, che mi informava di aver iniziato ad offrire delle lezioni di cucina italiana, ho pensato “Ma va' che bella iniziativa! È stata proprio coraggiosa!” e da lì è sorta l'idea di farle una specie di intervista, testimoniando che, se si vuole davvero fare qualcosa, una strada si trova!
Ho iniziato col chiederle di presentarsi e raccontare un po' di sé:

“Mi chiamo Alessandra, ho 34 anni e sono di Milano. Vivo a Suzhou dal giugno 2014 con mio marito e la mia bimba di quasi tre anni. È la mia prima esperienza di espatrio, ma essendo mio marito greco, l'aria internazionale in famiglia si respirava già!”

In Italia lavoravi? Di cosa ti occupavi?

“Ero “cacciatrice di teste”. Dopo la nascita della bambina e il periodo di maternità, però, è stato difficile per me trovare un nuovo lavoro. Quando è arrivata la proposta di venire in Cina mi son detta che magari avrei trovato qualcosa da fare qui. Per ora non me la sento di trovare un lavoro a tempo pieno, vorrei riuscire a stare con la mia bimba (che in marzo inizierà a frequentare l'asilo). Ma la voglia di lavorare e darsi da fare è tanta e, visto che mi piace cucinare, ho deciso di intraprendere un'attività che avesse a che fare con il cibo. Ho iniziato a proporre la mia collaborazione ad un bar vicino al mio compound, per il quale cucino ogni settimana delle torte in “conto vendita”. Poi ho iniziato un'attività di lunch delivery, consegnando pasti in stile italiano (lasagne, risotto) al giro di amicizie internazionali all'interno del mio compound. Da cosa nasce cosa e mi è stata proposta la collaborazione con una pizzeria gestita da una signora cinese, sempre per fare dei dolci. Ma la proprietaria dopo un po' ha iniziato a lamentarsi perché, secondo lei, le mie torte erano troppo care. Così la collaborazione è terminata: io ci metto davvero l'anima in quello che faccio e compro ingredienti importati di prima qualità, non mi posso permettere di svendere i miei dolci. Purtroppo mi sono resa presto conto che qui in Cina il concetto di “qualità” è qualcosa su cui devono lavorare ancora. Adesso ho iniziato anche un servizio di “catering” per le feste e devo dire che sono proprio contenta perché vedo un bel riscontro da parte della gente!”

Da cosa si è sviluppata poi l'idea di proporre dei corsi di cucina italiana?

“E' iniziato un po' per gioco: tramite il mio network di conoscenze internazionali ed il passa parola, mi sono resa conto che poteva esserci un interesse da parte delle persone a frequentare delle lezioni di cucina italiana. Così ho iniziato ad organizzare dei corsi a casa mia: ogni settimana ospito due gruppi ai quali propongo un menù che va dal primo al dolce. Punto molto sullo stile italiano (del quale vado molto fiera!): quindi ingredienti di ottima qualità e di importazione ed eleganza nel servizio.”

Come si svolge esattamente una lezione?

“Le partecipanti arrivano verso le dieci e prima di tutto ci conosciamo reciprocamente davanti ad un  buon caffè di benvenuto e una torta fatta in casa. Io ho potuto portarmi tutti i miei servizi dall'Italia, quindi offro il caffè nelle belle tazze decorate a mano dalla mia mamma (che è pittrice). Ci tengo molto alla cura dei particolari e per ogni partecipante ho preparato un kit di utensili personalizzato (ciotola, mattarello, strofinaccio). Durante la lezione insegno loro un primo (per ora abbiamo fatto la pasta fatta in casa, prossimamente voglio fare le lasagne), un secondo e un dolce. Le partecipanti hanno tutte la possibilità non solo di vedere come si preparano i diversi cibi, ma anche di fare e io cerco di seguirle una ad una. Poi si consuma insieme il pasto, in un atmosfera elegante e curata, col sottofondo di musica classica. Ovviamente le partecipanti possono portare a casa quello che non viene consumato, in modo da condividere con la loro famiglia il piacere del buon cibo italiano!”

Il kit preparato da Alessandra

Alessandra, ti ringrazio molto per la tua disponibilità a condividere con noi la tua esperienza. Ti chiedo un'ultima cosa, una mia curiosità: nel tuo impatto con la Cina, cosa è stato più difficile da superare e cosa invece si è rivelato più semplice di quanto credevi?

“La parte più difficile ha sempre a che fare col cibo: mi manca da matti il buon gusto delle cose italiane. Sogno la mozzarella di bufala, il buon prosciutto, la qualità dei nostri ingredienti. Non sono una grande appassionata della cucina asiatica e quindi soffro la mancanza di tutto quello che posso trovare in Italia.
La cosa che mi spaventava di più e che invece, a conti fatti, ho realizzato essere più facile di quanto credessi, è il fatto di essere capace, in caso di emergenza, di comunicare con un medico. Per fortuna non ci è mai successo niente di grave, ma il fatto di aver visto che anche qui si trovano medici che parlano inglese e che, tutto sommato, si riesce a spiegar loro senza troppa fatica i sintomi ed i problemi, mi ha sollevato. Anche se la paura di affrontare l'emergenza in un paese straniero resta sempre.”

Spero che la storia di Alessandra possa ispirare tutte quelle donne che vorrebbero fare qualcosa ma non trovano il coraggio o l'input giusto per iniziare.  E vi lascio con una bella frase che ho trovato sul web:
“Se vuoi veramente fare qualcosa, troverai il modo. Se non vuoi, troverai una scusa.”

2 commenti:

  1. Che bella idea e che spirito di iniziativa...complimenti!
    Un saluto alla mia ex città di adozione alla quale sono rimasta affezionata!

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  2. Ma che forte Antonella! Pensa che stronz che sono, abbandonando la scrittura del mio blog, ho abbandonato anche la lettura degli altri blog che seguivo. E cosa ti trovo qui? Un'intervista ad Alessandra di ben due anni fa! Brava, anzi brave!
    W tutte noi donne coraggiose che abbiamo seguito i nostri mariti all'estero,
    W voi che siete riuscite a trovare subito una collocazione e avete trovato una strada da perseguire, ma dai W anche quelle come me che invece sono ancora dopo anni e anni "anime in pena" che cercano un'idea sul come rinventarsi, che si riempiono di mille cose da fare ma sembrano solo mani che acchiappano chili di sabbia che passa e fugge lasciando il vuoto tra le dita. E magari si fermano e disperano e poi sono pronte di nuovo ad un'altra avventura e magari ad un'altra scusa come dici tu, una scusa che le riabiliti dal senso di fallimento che ci accompagna un poco sempre

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