giovedì 8 marzo 2018

PROGETTO CINCUCINA: TRIBUTO ALL'INVENTIVA DELLE DONNE EXPAT

Oggi è la festa della donna… e quale modo migliore di celebrarla raccontando una storia di donne creative, dinamiche e coraggiose? Vi presento Anna & Anna di Cincucina.

cincucina

Ma come sono queste mogli che seguono i mariti in giro per il mondo? Che sfide affrontano, come fanno a supportare la carriera del marito, lo sviluppo armonico dei figli, preservare il legame con la madre terra e al contempo trovare una posizione per se stesse che sia soddisfacente e ricca di significato?

Sono solo delle privilegiate, annoiate signore che girano con l’autista e frequentano i circoli expat, o sono piuttosto delle donne che hanno tirato fuori il coraggio, hanno rinunciato a qualcosa, hanno dovuto reinventarsi per ricostruirsi un ruolo?

Oggi vi voglio parlare di Anna & Anna, due italiane che si sono conosciute a Pechino (e, come affermano in questa intervista su Saporedicina, è stato grazie a me!) e che hanno deciso di intraprendere un interessante progetto: Cincucina, corsi di cucina italiana per cinesi ed expat. Progetto dal quale è scaturito anche un libro di ricette che hanno presentato lo scorso novembre all'ambasciata italiana di Pechino, durante la settimana della cucina italiana nel mondo.

La mia vita da expat è iniziata nel lontano 1995.” Racconta Anna Cincotto RenieroHo lasciato il mio lavoro, che aveva permesso a me e mio marito di vivere da sposini mentre lui studiava per ottenere un dottorato, e siamo partiti per la Svizzera pieni di entusiasmo e con la consapevolezza che un nuovo mondo si apriva davanti a noi. Lui cominciava un lavoro che lo avrebbe appassionato. Da parte mia, anch’io sono una  persona curiosa e che ha voglia di fare, ma sono anche una donna che ha sempre amato la casa e che trova soddisfazione nel preparare un buon piatto per la famiglia.”

Così Anna inizia la sua carriera di “sposa accompagnante”, che è proprio un lavoro a tempo pieno: bisogna creare legami con la comunità, sia essa locale o internazionale, imparare una lingua nuova, occuparsi delle mille piccole necessità quotidiane. Due anni dopo è nata la loro figlia ed Anna si è immersa con entusiasmo nel ruolo di mamma.
Nel 2001, nuovo trasferimento, questa volta in Normandia.

“Sembra strano ma l’unico paese che mi ha fatto sentire ‘straniera’ è stata la Francia, abitavamo in un centro piccolissimo e avevamo tutti gli occhi addosso. Vivevamo in una villetta che era separata da un’altra da una siepe e un giorno sento il mio vicino che parla con un altro e dice: ‘ sai sono arrivati degli italiani qui di fianco. Sono italiani ma sembra brava gente…”

In Normandia Anna non trova l’ambiente internazionale che frequentava in Svizzera, cerca quindi di dedicarsi ad altro. Lavora part time la mattina e frequenta un gruppo di signore che fanno patchwork. Oltre naturalmente a seguire la figlia che frequenta la scuola francese.

Dopo 11 anni di estero Anna e la sua famiglia tornano per un periodo in Italia, a Firenze:
“Firenze è stata un altra città in cui sono stata expat! Si, expat in Italia. Non male davvero. Firenze è una città che non conoscevo ma che ho scoperto essere internazionale anche se molto piccola. E rientrare in Italia dopo 11 anni all’estero non mi è dispiaciuto.”

Volano poi negli Stati Uniti “Non in una grande città ma in una città di provincia. Qui lo shock è stato un po’ più importante rispetto agli altri. La conoscenza del mio  inglese era minima e mia figlia passava da una scuola francese a una scuola americana all’età di 13 anni. Una scuola media enorme di circa 2000 studenti.”

Anna supporta la figlia che, all’inizio, ritorna ogni giorno a casa da scuola dicendo che non ha capito nulla di quello che le veniva detto in classe. 
“Ci sono i pianti e le crisi perché si devono lasciare gli amici e non parliamo se poi c’è anche una lingua nuova da imparare. Penso però che i nostri figli guardano anzitutto noi negli occhi e respirano l’aria in famiglia e se ci vedono e ci sentono decisi e motivati ci seguono e si caricano anche loro di entusiasmo.” Ed Anna, con la sua consueta gioia di vivere, trova un bel gruppo (internazionale e non) e cose interessanti da fare anche in quel piccolo paese della provincia americana. Non manca naturalmente un gruppo di cucina!

Dopo tre anni di Stati Uniti si ricomincia a viaggiare: Parigi per due anni e poi la Cina, a Pechino. Inaspettatamente, Anna trova delle similitudini tra le diverse culture con le quali è stata in contatto:
La disorganizzazione cinese è talvolta esattamente uguale a quella americana. La simpatia cinese è alcune volte simile alla simpatia americana, talvolta i cinesi sono ingenui esattamente come gli americani. So che sembra assurdo quello che dico ma è davvero così.”

Anna afferma di non essersi mai sentita persa, smarrita da una vita così in movimento. Piuttosto, alle volte, titubante e preoccupata. Ma la forza della famiglie expat è quella di decidere le cose in due: sebbene fosse il marito a venir spostato da un ufficio all’altro, era su di lei che ricadeva il lavoro dell’organizzazione familiare e di questo è sempre stata soddisfatta ed orgogliosa. La scelta della scuola, della casa, dell’assicurazione, la socializzazione coi vicini, la ricerca del più vicino medico, parrucchiere, supermercato… la sposa expat deve riuscire a crearsi un ambiente conosciuto il prima possibile, anche perché spesso i mariti sono sempre via per lavoro.

“La difficoltà più grossa che ho incontrato nei miei trasferimenti è state indubbiamente imparare le lingue straniere. Non le ho mai amate, neppure a scuola, e mi è toccato impararne 2. Il cinese non lo studio e non lo studierò mai, mi rifiuto!”


Una storia un po’ diversa, invece, quella di Anna Cappelloni. Nata ad Isernia, dopo la laurea in economia aziendale e un percorso di studi che l’ha portata a viaggiare, aprendo i suoi orizzonti, si trasferisce a Roma per lavoro. È qui che conosce quello che diventerà suo marito e lui le fa una proposta pazza: seguirlo per un semestre sabbatico nella lontana Cina per studiare il cinese.

“Invece di scappare a gambe levate da una persona che sembrava essere sostanzialmente folle, ho accettato e di lì a qualche mese ho preparato una valigia e preso un aereo pronta a vivere un’esperienza che mi avrebbe cambiato la vita anche se in quel momento non lo sapevo.”

Dopo qualche anno, quando la vita si era riassestata in Italia e i due innamorati avevano comprato casa e lavoravano entrambi, è arrivata la proposta concreta di un lavoro in Cina.

“Un giorno mio marito mi chiamò al lavoro dicendomi di aver ricevuto una proposta per una non meglio specificata attività in Cina per un paio di anni. La cosa mi lasciò abbastanza di sasso e fui solo in grado di dirgli di provare a fare il colloquio e di rimandare la nostra eventuale decisione successivamente.”

Il colloquio va bene e a quel punto la scelta non può più essere rimandata. Nonostante qualche dubbio, accettano: la situazione economica in Italia era precaria e due anni non sembravano poi così lunghi. Come spesso succede, i due anni sono diventati sette ed Anna vive ancora in Cina!

“Ad essere onesta, non mi ha mai spaventata l'idea di affrontare un trasferimento del genere né tantomeno il fatto di dover di dover essere io a seguire mio marito. 
Momenti di sconforto, soprattutto nel primo anno, ce ne sono stati molti. Vivevamo a Tangshan, una "non proprio ridente" località a 180 Km da Pechino, una città non propriamente multiculturale, che quasi 7 anni fa non contava una nutrita presenza di stranieri e in cui l'unica possibilità di comunicare era la lingua cinese. Mio marito lavorava tantissimo, era spesso fuori e io ero sola, completamente. Non avevo amici, qualcuno con cui parlare della mia situazione, l'inquinamento non ci dava tregua... insomma, non proprio la situazione paradisiaca che molti potevano immaginare. La Cina è un paese molto bello, che dà tantissimo, ma che, soprattutto all'inizio, si prende anche molto.”

Nonostante le difficoltà, Anna trova una sua dimensione e inizia a lavorare per una scuola di inglese. Nel 2013 nasce la loro bimba e dopo un anno si trasferiscono a Pechino. Lì la vita è decisamente più facile ed Anna trova lavoro in un centro per l’infanzia.

“Le sfide per una donna che decide di seguire il marito sono davvero tante. E spesso, sottovalutate da molti. In genere si viene etichettate come delle privilegiate e si sottovaluta l'impatto che una scelta del genere possa avere. Innanzitutto ci potrebbe essere una perdita di identità. Non riconoscersi più perché, sostanzialmente, non si lasciano dietro solo cose materiali, ma anche tutto ciò che fino a quel momento si era costruito. Famiglia, amici, lavoro. Magari, anche una carriera ben avviata. C'è la perdita della propria indipendenza economica: alle volte potrebbe sembrare strano spendere dei soldi perché li senti come non tuoi, quasi come se non te li fossi guadagnati... A questo aggiungi anche il fatto che, nella maggior parte dei casi, essere una moglie al seguito non ti permette di lavorare. Ci si ritrova spesso sole: il partner ha appena iniziato un nuovo lavoro, è impegnatissimo e spesso non è a casa. Se ci sono bambini, poi, molte volte devi sopperire a un'assenza che non è sempre facile da spiegare (sono due anni consecutivi che mio marito non c'è il giorno del compleanno della nostra bambina). Quello che non viene compreso, nella maggior parte dei casi, è quanto la nostra figura sia di fondamentale importanza quando si intraprende una vita come questa. Vita che, siamo onesti, non ci sarebbe affatto senza il nostro contributo.”

Ed ora il progetto Cincucina, che le permette di fare della cucina, la sua grande passione, un vero e proprio lavoro. Di lavorare con un’amica e di entrare in contatto con moltissime persone, locali e straniere. E di scrivere e presentare un libro!

“Avere un proprio progetto durante la permanenza all’estero, anziché essere solo mamma e moglie, è di fondamentale importanza. È stato un anno rocambolesco e divertente. E spero davvero che il nuovo anno del cane porti con sé ancora più avventure e sfide. Io sono pronta!”

Anna & Anna hanno colto al volo un’occasione presentatasi un po’ per caso e l’hanno sviluppata, rendendosi conto che c’è molta curiosità da parte dei cinesi verso la cucina italiana. Hanno creato un menù semplice, di ricette famose, ma anche casalinghe e regionali (come il tiramisù, il pollo alla cacciatora, lo strudel e le melanzane alla parmigiana). Il loro progetto sta andando molto bene ed auguriamo loro che si sviluppi appieno come sognano! 

Potete contattarle al loro WeChat CinCucina o alla pagina Facebook se volete accaparrarvi un posto alle loro lezioni o comprare il libro di ricette (in inglese e cinese).







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